venerdì 7 agosto 2015

Recensione: Amore e Sesso nell'antica Roma

Dopo "I tre giorni di Pompei", ho continuato con i libri di Alberto Angela. Mi rendo conto che, nonostante la mole, diventano quasi una droga: quando ne finisci uno, ti manca quasi dolorosamente e devi iniziarne un altro.
Dunque, essendo agosto, cosa c'è di meglio che leggere in spiaggia un po' di gossip... di duemila anni fa? In fondo, la storia è proprio quello: pettegolezzi sulla vita di quelli che ci hanno preceduto, no?!
Sicuramente Alberto Angela ha puntato molto sulla curiosità un po' morbosa delle persone - compresa la mia - e ha scritto "Amore e sesso nell'antica Roma" - pieno di risposte a quesiti un po' particolari, che non avevano trovato finora un riscontro così puntuale in altre pubblicazioni.

Questo libro, a differenza di qualche altro che è stato scritto sull'argomento, ha un approccio abbastanza "investigativo", non soffermandosi su un argomento specifico, ma cercando di affrontarli tutti, a 360 gradi, senza tabù, partendo da quelle che possono essere le nostre curiosità sulla vita intima dei romani.
Lo stratagemma usato è simile a quello che abbiamo trovato ne I tre giorni di Pompei: si sceglie una scena quotidiana in una piazza della Roma del 115 d.C. e "si seguono" nella loro routine un po'di persone che passano di lì: un innamorato, una prostituta, una matrona romana, un nobile, e altri personaggi rappresentativi del tempo. Attraverso i loro occhi e le loro esperienze, possiamo avere le risposte alle nostre domande. 
Ma come si fa a sapere le abitudini dei Romani in fatto di amore e sesso? Non è facile, ma il modo c'è. Innanzi tutto si "leggono" i reperti che sono stati ritrovati: affreschi, scritte sui muri, statue, scene erotiche rappresentate sulle lucerne (Pompei è una vera miniera d'oro); poi ci si tuffa nelle biblioteche, dove troviamo gli autori più importanti in questo campo, come Marziale, Giovenale, Catullo, ma soprattutto Ovidio, che ha scritto un vero e proprio manuale dell'epoca. Manuale attualissimo, una guida nell'arte del rimorchio che sarebbe utile anche ai giorni nostri: si va dai trucchi per attaccare bottone con le matrone (mi raccomando, al Circo Massimo e non al Colosseo, perché nel primo gli spalti non sono divisi per uomini e donne e quindi è più facile puntare una "preda" e sedercisi accanto) ai consigli su come far ingelosire l'amante o si arriva ai suggerimenti di bellezza, addirittura su come e dove depilarsi. Scopriamo, per esempio, che le donne dovevano essere completamente depilate, anche nelle parti intime, portare profumi, truccarsi  e avere sempre i capelli legati e mai sciolti, nemmeno in intimità.
Incrociando tutti i dati di cui disponiamo, grazie agli autori su citati e alle leggi romane, ne esce un quadro davvero stupefacente: il bacio sulla bocca era un "dovere coniugale" e serviva, in realtà, a capire se la donna aveva bevuto vino (cosa vietata a una matrona, perché la rendeva lasciva); il matrimonio era un contratto e non era mai - o quasi - per amore; esisteva il divorzio ed era facilissimo divorziare per entrambi i coniugi; c'erano prostitute, concubine, schiave e amanti perfettamente legali per gli uomini (ma anche le donne non si facevano mancare un po' di divertimento); erano stati messi a punto degli anticoncezionali anche abbastanza efficaci, e così via. Una società davvero evoluta e vivace, anche nell'ars amandi.
Ma i romani erano come noi o perversi come si vede nei film? Alberto Angela conclude che nessuna civiltà del passato si è avvicinata tanto alla nostra per quanto riguarda l'amore e il sesso. I romani erano davvero molto moderni e vicini al nostro modo di fare, sotto tantissimi punti di vista, molto più di una tribù africana oggi o un villaggio dell'attuale India.
Però erano sempre antichi, avevano altri valori: per esempio, c'era la schiavitù (sebbene molti romani avessero un rapporto quasi familiare con gli schiavi più stretti), la pedofilia era legalizzata (le bambine si sposavano anche a 12 anni), vigeva l'obbligo morale di bisessualità per gli uomini (il romano era un dominatore e quindi doveva sottomettere anche fisicamente gli altri uomini) e c'era persino il divieto di toccarsi in pubblico. Invece, era assolutamente normale chiedere un rapporto sessuale con la proprietaria o la cameriera di una taverna o anche con la schiava di una casa di amici: faceva un po' parte del servizio. Tutte cose molto lontane da noi, che ce li potrebbero far sembrare dei depravati. In realtà, avevano semplicemente un'altra morale. L'amore era considerato un dono degli dèi e, in un'epoca nella quale l'età media era di 29 anni per le donne e 41 per gli uomini, era normale godere di ciò che di bello la vita offriva. Un romano avrebbe scosso la testa con disappunto guardando ai sensi di colpa che proviamo per i piaceri terreni come il sesso, il cibo e il vino: la vita è breve e va assaporata in ogni suo istante, nella quotidianità.
Come direbbe Orazio, 
"Dum loquimur fugerit invida 

aetas: carpe diem, quam minimum credula postero"

Ps. Considerazione estemporanea e poco seria: dopo aver letto questo libro, guarderete Alberto Angela con altri occhi! ;)